Rossana Zaccaria: “La casa, la cooperazione e il futuro dell’abitare”.

Negli ultimi anni il tema della casa è tornato al centro del dibattito pubblico europeo e italiano. L’aumento dei costi dell’abitare, la difficoltà di accesso per giovani e famiglie, la trasformazione delle città e la necessità di modelli sostenibili pongono nuove domande sul diritto all’abitare. In questo contesto il movimento cooperativo rappresenta un’esperienza storica e, allo stesso tempo, una possibile risposta innovativa.
Ne parliamo con Rossana Zaccaria, presidente di Legacoop Abitanti, l’associazione nazionale delle cooperative di abitanti aderenti a Legacoop attive nella realizzazione, gestione e rigenerazione di alloggi sociali e promuove modelli di abitare sostenibile, accessibile e cooperativo ed in cui anche Fabrica ha una rappresentanza. L’organizzazione opera sui temi del social housing, della rigenerazione urbana, dell’efficienza energetica e delle politiche europee per la casa.
Rossana Zaccaria è Presidente di Legacoop Abitanti, prima donna a ricoprire questo incarico. Si occupa da anni di progettazione europea, innovazione sociale, sostenibilità ambientale e sviluppo di modelli cooperativi dell’abitare. Ha coordinato numerosi progetti europei dedicati all’housing sociale, alla rigenerazione urbana e alla sostenibilità, contribuendo a rafforzare il ruolo della cooperazione abitativa italiana nel dialogo con le istituzioni europee e con le reti internazionali del social housing. Nel 2023 è stata eletta anche coordinatrice del settore Abitazione dell’Alleanza delle Cooperative Italiane.
Presidente Zaccaria, qual è oggi la funzione storica di Legacoop Abitanti?
Legacoop Abitanti nasce da una lunga tradizione cooperativa che ha sempre considerato la casa non come una merce, ma come un diritto. Fin dalle origini, il movimento cooperativo dell’abitare ha avuto l’obiettivo di offrire alle persone e alle famiglie un accesso equo e democratico alla casa, contrastando le disuguaglianze e favorendo la costruzione di comunità. Oggi questa funzione storica è ancora più attuale. Viviamo una fase in cui il diritto alla casa è diventato difficile per ampie fasce della popolazione: giovani, lavoratori, anziani e famiglie monoparentali. La cooperazione abitativa continua quindi a rappresentare un modello capace di coniugare sostenibilità economica, inclusione sociale e qualità urbana.
Cosa si intende oggi per accesso democratico alla casa?
Significa garantire la possibilità di abitare in modo dignitoso, sostenibile e stabile, indipendentemente dal reddito o dalla condizione sociale. La casa non è soltanto un bene materiale: è sicurezza, identità, possibilità di costruire relazioni e futuro. La cooperazione abitativa lavora proprio su questo principio: creare modelli che riducano la speculazione e favoriscano la partecipazione delle persone. In un momento in cui il mercato immobiliare tende a escludere una parte crescente della popolazione, il modello cooperativo può offrire una risposta concreta e innovativa.
La cooperazione definisce tutto questo “assegnazione in godimento” come se si trattasse di un rapporto attivo con la comunità e il territorio.
Ed è così. L’assegnazione in godimento è un modello profondamente diverso rispetto a una semplice relazione proprietaria. Non riguarda soltanto l’accesso a un alloggio, ma implica la partecipazione a una comunità. Stabilisce una relazione. Chi vive in una cooperativa non è soltanto un residente: è un socio che partecipa alla vita collettiva, alla gestione degli spazi, alla costruzione di relazioni sociali e alla cura del territorio. Questo approccio rafforza il senso di appartenenza e produce valore sociale. In pratica, significa costruire quartieri più coesi, inclusivi e resilienti.
Il social housing è diventato un tema centrale anche in Europa. Quanto è importante questo passaggio?
Per la prima volta l’Europa ha riconosciuto il tema della casa come una priorità politica strategica, arrivando a costruire una vera agenda europea sull’abitare sociale. Come abbiamo più volte sottolineato, la crisi
abitativa ormai investe anche fasce di ceto medio e richiede strumenti sovranazionali capaci di sostenere politiche pubbliche strutturali. Questo riconoscimento dimostra che il social housing non è più considerato una misura marginale o emergenziale, ma un pilastro delle politiche europee per la coesione sociale, la sostenibilità e la qualità urbana. Per noi significa poter lavorare dentro una visione europea più ampia, condividendo esperienze, strumenti finanziari, innovazione e politiche pubbliche.
In questo scenario, quale ruolo assumono la progettazione e la costruzione?
La progettazione oggi non può limitarsi all’aspetto edilizio. Deve essere capace di interpretare i bisogni sociali, ambientali ed economici delle comunità. Significa progettare edifici efficienti dal punto di vista energetico, ma anche spazi capaci di favorire relazioni, servizi condivisi, inclusione e qualità della vita.
Anche la costruzione sta cambiando profondamente: innovazione tecnologica, digitalizzazione, nuovi materiali e processi industriali stanno trasformando il modo di realizzare l’abitare. La cooperazione in questo contesto svolge un ruolo fondamentale perché mette insieme visione sociale e capacità industriale.
Qual è il rapporto con Fabrica e quale contributo offre una cooperativa di progettazione?
Rappresenta un esempio molto importante di integrazione tra progettazione, ricerca e sviluppo.
Il rapporto con realtà come Fabrica consente di sviluppare sperimentazione, innovazione e nuove competenze nei campi dell’architettura, della sostenibilità ambientale, dell’efficienza energetica e della qualità urbana. Oggi non possiamo più pensare alla progettazione come a una funzione separata dalla ricerca. Le cooperative devono diventare laboratori permanenti di innovazione sociale e tecnologica. E Fabrica è un esempio concreto di questa evoluzione possibile e necessaria.
Quanto contano sostenibilità ed economia circolare nelle strategie del social housing?
Sono elementi centrali. Oggi parlare di casa significa necessariamente parlare di sostenibilità ambientale, efficienza energetica e riduzione dell’impatto ecologico. Il social housing deve essere un laboratorio avanzato di economia circolare: recupero del patrimonio esistente, riuso dei materiali, riduzione dei consumi energetici e gestione condivisa delle risorse. Ma sostenibilità significa anche creare comunità inclusive, contrastare la marginalità e costruire città più equilibrate. Le due dimensioni non possono essere separate. E questo il mondo della cooperazione lo sa molto bene.
Qual è il suo giudizio sul Piano Casa appena presentato dal governo?
Il giudizio è critico, soprattutto per un’impostazione che rischia di favorire l’ingresso di grandi fondi speculativi internazionali nel mercato dell’abitare. Negli ultimi anni interi patrimoni abitativi vengono trattati come strumenti finanziari. Ma la casa non può essere considerata esclusivamente un asset finanziario. Quando prevale la logica della rendita e della valorizzazione immobiliare, il rischio è quello di allontanare ulteriormente le persone dall’accesso a un’abitazione dignitosa e sostenibile.
Il tema dell’abitare richiede invece politiche pubbliche capaci di garantire equilibrio sociale, accessibilità e tutela delle comunità locali. Per questo riteniamo necessario rafforzare modelli come la cooperazione abitativa e il social housing, che mettono al centro il diritto alla casa e non la massimizzazione del suo profitto finanziario. Serve una strategia industriale e sociale di lungo periodo, fondata sulla rigenerazione urbana, sulla sostenibilità e sulla partecipazione attive delle comunità per costruire politiche più eque e inclusive.
Quale visione ha per il futuro della casa in cooperativa?
La casa del futuro dovrà essere sostenibile, accessibile, energeticamente efficiente e capace di creare inclusione attraverso un diritto fondamentale dell’uomo: abitare uno spazio. Non basterà costruire edifici: bisognerà costruire relazioni sociali, servizi e qualità urbana. La cooperazione ha un grande vantaggio competitivo: mette al centro le persone e non la rendita. È naturalmente sostenibile. Per questo penso che il futuro dell’abitare cooperativo rappresenta una sfida culturale prima ancora che edilizia. La casa cooperativa appare non soltanto come una soluzione abitativa, ma come una vera visione di società.

