Emanuele Ferraloro: “Costruzioni, innovazione e filiera, così cresce il Paese”

Il settore delle costruzioni è una leva strategica fondamentale per la crescita del Paese, ma per produrre risultati servono dialogo e collaborazione tra imprese, progettisti e innovazione digitale. Ne è convinto Emanuele Ferraloro, presidente di Ferraloro S.p.A., nominato alla guida di Federcostruzioni. Un esempio concreto della sua visione è la collaborazione con Fabrica per la nuova sede Tarros a La Spezia: «Un progetto che ha unito progettazione e costruzione fin dalle prime fasi, dimostrando come il dialogo, l’ascolto e l’integrazione possano ridurre rischi e garantire risultati di alta qualità».

Presidente Ferraloro, ci racconta i suoi obiettivi alla guida di Federcostruzioni?

«Contribuire a creare connessioni tra mondi che per troppo tempo hanno lavorato separati, questo è il mio obiettivo principale. Vedo la filiera delle costruzioni come un sistema unico: produttori, distributori, imprese e progettisti devono dialogare continuamente per fare sistema. Non possiamo più permetterci di lavorare a compartimenti stagni. La competitività passa dalla capacità di essere una filiera vera: senza coordinamento, anche le eccellenze rischiano di perdere efficacia».

Cosa significa concretamente “fare filiera”?

«Mettere insieme tutti gli attori per condividere informazioni, obiettivi e responsabilità lungo tutto il processo. Chi resta isolato oggi è destinato a perdere inesorabilmente competitività».

Il settore delle costruzioni può trainare la crescita del Paese?

«Dobbiamo far capire al Governo che il nostro settore è centrale e decisivo. L’Italia cresce poco, e proprio per questo serve una politica industriale dedicata al comparto. Le costruzioni sono un moltiplicatore economico: attivano finanziamenti, generano occupazione e innovazione. Investire nelle costruzioni significa investire nel futuro del Paese».

Progettazione e costruzione, serve una simbiosi perfetta.

«La progettazione deve essere sempre più integrata con l’impresa di costruzione. Bisogna portare dentro i progetti tutto il buono, l’utile e il necessario che arriva dall’innovazione, dallo sviluppo e dalla ricerca. In questo contesto il progetto deve essere pensato da subito per essere costruito bene, nei tempi e nei costi previsti. Quando progettisti e imprese lavorano insieme fin dall’inizio, il margine di errore si riduce drasticamente».

In questo contesto, che ruolo può giocare il paradigma dell’economia circolare?

«Il “cantiere circolare” non è più una prospettiva, è già una realtà. La circolarità deve essere progettata fin dall’inizio. Non si può pensare al riuso solo a fine cantiere. Il futuro è quello di edifici pensati per essere smontati, recuperati e riutilizzati. È un cambio di paradigma culturale prima ancora che tecnico. Le imprese sono pronte, ora serve un quadro regolatorio coerente e stabile. L’Europa ha tracciato una direzione chiara: aumentare il recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione e ridurre drasticamente il conferimento in discarica. Mi riferisco a tutto il pacchetto normativo che spinge verso il riutilizzo delle materie prime seconde, dalle direttive sui rifiuti fino ai regolamenti più recenti sull’economia circolare. In Italia siamo ancora troppo lenti. Servono regole più chiare su quando un materiale da demolizione cessa di essere rifiuto e torna a essere risorsa. Il tema dell’End of Waste è centrale: senza criteri certi, il mercato del riuso non decolla. Dobbiamo rendere strutturale il riutilizzo di inerti, terre e materiali da costruzione. Non è solo sostenibilità ambientale, è anche competitività economica».

Quanto è importante il BIM nella costruzione di un edificio?

«Il BIM è la vera chiave tecnologica di sviluppo dell’intero settore. Costringe a integrare architettura, struttura e impianti. Una volta il progetto preliminare non conteneva tutte le informazioni necessarie. Il risultato? Errori, ritardi, conflitti in cantiere. Il BIM riduce drasticamente il rischio e l’incertezza. Avere tutti i dati disponibili fin dall’inizio significa prendere decisioni migliori. Con il gemello digitale possiamo gestire l’intero ciclo di vita dell’edificio. Non è solo tecnologia, ma un nuovo modo di pensare e gestire il costruito».

Ci parli della collaborazione con Fabrica nella nuova sede Tarros a La Spezia.

«Il progetto della nuova sede Tarros rappresenta un modello di successo nella collaborazione tra progettazione e costruzione. Abbiamo lavorato in piena sinergia con i progettisti, affrontando insieme le scelte e tutte le criticità del cantiere. Dal sopralluogo iniziale alla definizione dei materiali, degli impianti e del layout degli spazi, ogni decisione è stata condivisa e discussa. Il dialogo continuo ci ha permesso di anticipare problemi e trovare soluzioni prima che diventassero ostacoli concreti. La buona progettazione e l’ascolto reciproco hanno fatto la differenza, permettendo di rispettare tempi e qualità attese. Quando la progettazione e la costruzione dialogano davvero, il cantiere diventa un luogo di efficienza e creatività capace di generare risultati eccellenti»

Condividi post

Copia link negli appunti

Copy