Pensare un edificio produttore di ambiente dove prima si produceva energia. La proposta di Fabrica per la riqualificazione delle aree dismesse dell’Enel.

Un nuovo edificio “produttore di ambiente” accanto ad un edificio “produttore di nuova energia.” Un nuovo edificio simbolo di coesione “sostenibile” con la Città e la sua Comunità. Un nuovo edificio esempio concreto e trasparente di Economia Circolare.
Si parla molto nella nostra città della centrale Enel e di come riutilizzare le sue aree dismesse. Un dibattito interessante, necessario e decisivo anche dal punto di vista simbolico immaginando la città del futuro. Un dibattito a cui abbiamo dato il nostro contributo attraverso un progetto che ha partecipato al concorso di idee promosso da Enel in tutto il territorio nazionale per la riqualificazione energetica di alcuni impianti non più competitivi che, attraverso la collaborazione con i territori e le comunità locali, potevano continuare ad essere fattori di sviluppo e innovazione.
Un concorso che purtroppo nella città della Spezia non è stato aggiudicato per un cambiamento della strategia industriale di Enel. Un progetto che desideriamo comunque condividere con la nostra città. Questo è quello che volevamo fare.
A cura di Fabrica
Nell’accesso alla città il primo impatto non avviene dalla viabilità storica a monte, che apriva lo sguardo verso il golfo o, viceversa, dal mare, da cui vedere l’arco collinare che comprende la città, ma piuttosto l’incontro avviene dall’asse viario che attraversa dapprima il paesaggio urbano 900esco caratterizzato dai due poli cardinali del suo sviluppo economico: il porto e l’area industriale dominata dal suo primo segno distintivo, l’ultima ciminiera della Centrale che con i suoi 220 metri di altezza, è diventata un simbolo ed un riferimento territoriale ormai consolidato.
Il carattere industriale che contraddistingue la prima fascia urbana è dunque il primo elemento significativo della lettura dell’identità della città e la caratteristica più incisiva dell’area su cui insiste il sito che ne determina e ribadisce ulteriormente la peculiarità.
Nell’area di intervento si concentrano molti elementi produttivi così come molte criticità e, tuttavia, può rappresentare un elemento imprescindibile per l’evoluzione dell’economia, non solo locale, legando la sua transizione alla sostenibilità ed alla innovazione tecnologica.
Segno di tale evoluzione ed elemento di interfaccia con la città, la porzione di area cui si riferisce l’ipotesi progettuale proposta ha il compito di rappresentare una nuova idea non solo di Centrale, ma anche di città, immediatamente leggibile ed identificabile nella sua forma e funzione che rimane comunque produttiva seppur fortemente innovativa.
L’attuale conformazione dell’area che si affaccia sulla viabilità veloce di via Melara e sul fosso Calcinara, mal si rapporta con l’esterno, ma proprio lo stretto canale artificiale, attualmente delimitato da alte sponde verticali, determina una lettura alternativa del luogo dando il primo spunto per un nuovo approccio con l’area.
La prima fattoria urbana della città
La forma piacevolmente semplice dell’edificio permette di identificare immediatamente la sua funzione non più industriale, ma comunque produttiva: una fattoria urbana sperimentale con uno sviluppo multicolturale intensivo che salvaguardi l’uso del suolo, in cui studiare un nuovo modo di produrre agricoltura sostenibile mettendo al centro le tematiche delle fonti rinnovabili di energia e dell’economia circolare. Promuovere dunque nuove forme imprenditoriali tramite la ricerca e lo sviluppo di una agricoltura sostenibile affiancata ad una attività specifica nel campo biomedico e della “nutraceutica”, rappresenta una vera e propria azione di “protezione dell’ambiente” e del territorio costituendo un fattore reale di crescita per le imprese e i territori.
Tale processo di ampio sfruttamento delle superfici verticali destinate alla produzione agricola intensiva è caratterizzato dalla forte riduzione dei consumi idrici, dal mancato utilizzo di sostanze inquinanti e dai consumi energetici posti in dialogo con lo sfruttamento delle fonti rinnovabili collocate sulla copertura e sul resto dell’area.
Cuore del nuovo intervento è quindi la “Green House”, una serra che riprende forme, dimensioni e orientamento della limitrofa architettura industriale storica. Tale scelta per la collocazione della nuova attività, fortemente simbolica, si inserisce nel contesto produttivo della città rispettando le sue prerogative storiche, ma con una nuova visione del futuro.
L’edificio si frammenta progressivamente per lasciare posto alle pareti vetrate della serra che si concludono con la testata sud che si specchia sulla grande vasca d’acqua. La porzione di edificio più chiusa contiene gli spazi della reception, sala mensa, ristorante, uffici e spazi dimostrativi, sala conferenze e co-working ed è rivestita da una facciata costituita da materiali di recupero derivanti dalle demolizioni previste. I pannelli di rivestimento sono realizzati in cemento e polvere di carbone recuperata dal carbonile ancora esistente, mentre la carpenteria metallica potrà essere quella recuperata dalla demolizione degli edifici in dismissione. La disgregazione progressiva delle parti chiuse dell’edificio cristallizza l’evolversi della storia della città ed il graduale passaggio dall’economia dell’industria tradizionale a quella innovativa e sostenibile. Il passato ed il futuro della città si leggono nell’edificio stesso che si protende verso gli elementi naturali più significativi del nuovo corso industriale e produttivo che si fonda sulla sostenibilità e sul rispetto dell’ambiente.
La testata sud è una vera e propria serra completamente vetrata dove coltivare e sperimentare le nuove tecnologie di produzione agricola intensiva idroponica e aeroponica a bassissimo consumo idrico.
La Serra
La Serra è un “produttore di ambiente”. Un edificio sostenibile e innovativo che grazie alla tecnologia, all’innovazione, alla sostenibilità e alla creatività che esprime celebra il cambio di utilizzo della centrale Enel che abbandona definitivamente una visione novecentesca della sua funzione e si converte guardando al futuro della produzione di energia. Perché una nuova centrale dice qualcosa di nuovo all’ambiente, al territorio, al paesaggio, alla città, a chi la abita. Per dire qualcosa di nuovo ha bisogno di un simbolo.
La Serra recupera una visione dello spazio all’insegna del rispetto per la natura la materia, lo spazio, l’ambiente e le sue risorse e genera un processo virtuoso di rigenerazione e di produzione di materie prime seconde in accordo con la bioeconomia circolare e l’agricoltura sostenibile. E lo fa usando energia di scarto, il cascame prodotto dalla centrale Enel, chiudendo così il cerchio della riduzione del suo impatto ambientale all’insegna dell’efficientamento energetico e del risparmio di risorse naturali.
La Serra è trasparente perché racconta la verità della sua identità. Non ha nulla da nascondere e tutto da mostrare: la natura, il verde, l’acqua, quello che produce, come lo fa, l’energia che usa. La Serra comunica la sostenibilità e quando comunichi la sostenibilità dici sempre la verità, certificata e verificata e garantita.