Fabrica a FORTMED 2026: espugnare le barriere, non le mura

a cura di Riccardo Maria Giannelli.
Manca davvero poco.
Il 19, 20 e 21 febbraio saremo a Roma per il FORTMED 2026, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alle architetture fortificate del Mediterraneo.
Quest’anno la conferenza si terrà a Roma, presso l’Università “La Sapienza”. Non è un dettaglio formale: parlare di architetture difensive in una città come Roma ha un peso diverso, quasi simbolico. Qui i sistemi difensivi non sono un tema di studio, ma da sempre parte del paesaggio quotidiano.
Al convegno presenteremo il nostro paper che si intitola “Virtual Tours and BIM as Heritage Tools: The Case of Forte San Giovanni”.
Dietro questo titolo c’è una domanda che ci ha accompagnato per tutto il progetto: come può il digitale migliorare il modo in cui analizziamo, conosciamo, gestiamo e rendiamo accessibile il patrimonio storico?

La risposta è stata quella di concepire il modello BIM del Forte San Giovanni, oggetto del nostro studio, come una piattaforma informativa: uno spazio in cui convergono dati geometrici, informazioni storiche, analisi conservative e scenari di gestione futura. In questo sistema si integrano anche i tour virtuali, pensati come strumenti di fruizione e supporto decisionale.
Non volevamo “fare il modello del forte”. Volevamo capire il forte meglio di prima. Organizzarne le informazioni, renderle leggibili, farle dialogare tra loro. Se c’è un senso in tutto questo, sta lì: rendere il patrimonio più comprensibile e quindi più fruibile.
Cosa significa FORTMED per Fabrica
Per Fabrica essere a FORTMED non è solo una presentazione in agenda. È un passaggio coerente con il percorso che stiamo costruendo da anni e segna una crescita. È anche un momento in cui ci “mettiamo in gioco”.
Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto sul digitale applicato al patrimonio, in particolare sulle fortezze del nostro territorio: ricerca, rilievi, modelli, strumenti immersivi. Il Forte San Giovanni non è stato un esercizio teorico, ma un lavoro fatto sul campo, con tutte le complessità che questo comporta.
Essere a FORTMED significa portare questo lavoro dentro un confronto più ampio. Non restare nel nostro perimetro territoriale, ma ascoltare come altri stanno affrontando le stesse questioni legate allo studio e alla gestione delle architetture difensive. Significa accettare il confronto, capire dove il nostro metodo regge, dove può migliorare, dove può dialogare con altre esperienze.
Per una cooperativa come la nostra non è un passaggio scontato. Non veniamo da un dipartimento universitario, ma da progetti costruiti passo dopo passo. Portare quel percorso in un contesto internazionale vuol dire assumersi la responsabilità di dire: questo è il modo in cui stiamo lavorando, questo è ciò che abbiamo imparato.
E poi c’è un aspetto più semplice, ma forse più importante: uscire dal proprio contesto aiuta a vedere meglio quello che si fa ogni giorno. A volte è solo quando lo racconti a qualcuno che ti accorgi davvero di cosa stai costruendo.
A Roma racconteremo un caso studio, certo. Ma soprattutto porteremo un modo di lavorare che prova a tenere insieme tecnologia e patrimonio senza farli diventare due mondi separati.
“Espugnare le barriere, non le mura” non è uno slogan. È il nostro tentativo di togliere ciò che rende il patrimonio distante e difficile da leggere.
Il resto lo scopriremo lì.
Ci vediamo a Roma!
