Il colosso cinese si è destato: la maratona della supremazia e la città senza destinatario

a cura di Matteo Barreca

Millenni di avvenimenti condensati quotidianamente in miliardi di singoli individui, cellule di un macrorganismo mutaforme che fluiscono incessantemente nella maratona della supremazia: il segreto del popolo cinese. L’orgoglio si mescola con la quotidianità e ne risulta una pozione dolce-amara che disseta solo in parte. L’arroganza insopportabile si traduce in schiamazzi e sgomitii continui, ma come potrebbe essere altrimenti?! La concorrenza è spietata con chi non corre, il tempo sembra cosa rara e non ve n’è per tutti. Si paga a peso d’oro. Anche gli uccelli possono volare in una gabbia dalle adeguate dimensioni, ma non giungono mai a destinazione. Volenti o nolenti ci si sente parte di qualcosa di importante, impossibile contraddire il padre severo che ha già deciso il tuo futuro. Vedrai non ti farà mancare nulla. Tuttavia, in famiglia ciascuno deve fare la sua parte e spingere il grande ingranaggio, anche a costo di girare all’infinito su una ruota che non muove altro che se stessa. Se ti sta bene, felici tutti. Se non ci stai, cambierai idea.

Soltanto i draghi poterono sottomettere le terre ed i cieli del Fiume Giallo, non è cosa da uomini immaginare ciò che misurabile non è. Per dominare l’eterno servono muscoli di pietra, una schiera immobile e audace pronta all’assalto. La tensione si cristallizza e il tempo perde di significato. Una linea invisibile separa i deserti degli eremiti dalle rigogliose pianure, il tetto del mondo è un premuroso abbraccio che protegge e separa, confine invalicabile generatore di tradizioni granitiche. Il desiderio di un muro infinito che ne simuli l’aspetto e la funzione è un’ambizione degna di un Dio, le curve draconiche che ricamano i pendii ce lo ricordano costantemente. Proibire l’accesso ad una città risulta a confronto sciocchezza da poco, il leit motiv è ahimè sempre il solito: creare barriere e confini, un dentro e un fuori, un noi e un loro. Ciò che era diritto di uno, oggi è simbolo di molti. Poco importa se luoghi sacri o semplici dimore, la rigorosa distribuzione convoglia a nozze con vele di ceramica, il legno si incastra senza chiodi e la gravità si inverte in ogni angolo. In linea retta proseguono solo gli spiriti malevoli.

Il suo passato pesante e l’incerto presente più che mai si scontrano per trovare una sintesi inattuabile, l’orgoglio di una tradizione secolare e la voglia di prendersi il trono del nuovo millennio. Gli ingredienti sono già sul tavolo: è un popolo che possiede la capacità di plasmare la realtà. Abnegazione e sacrificio le parole d’ordine: nel breve istante di un ventennio, i contadini si sono presi le città e le hanno modellate su loro somiglianza: numeri da capogiro, altezze smisurate, efficienza massima. La materia grezza è trasformata da miliardi di mani abili, artigiani hi-tech che raggiungono i limiti e li superano senza sosta. Gli agglomerati urbani si assemblano e si espandono alla velocità di un virus, l’edilizia canonica si ripete inesorabile con proporzioni inedite per il genere umano: un progetto e mille edifici. D’altro canto, si mostrano i muscoli ben oliati con nuove forme dalla geometria sconosciuta per stupire quotidianamente, la qualità del costruito è ineccepibile e il risultato straordinario. Gli architetti più arditi hanno finalmente trovato il terreno fertile per piantare i semi e raggiungere le nuvole. La genetica dei luoghi perde il suo significato, la zattera si bilancia ai poli opposti ergendo spilli in concorrenza tra loro. I mortali non trovano più un loro spazio vitale, la città non accoglie più nessuno. E allora un lampo: ma quindi chi è il destinatario!? Si percepisce con chiarezza che le mani coloniali non plasmino più questioni urbane, è l’alba di un nuovo mondo per pensatori globali: il presente è qui ed ora.

Il colosso cinese si è destato, peggio per voi che lo avete creduto morto.

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